Il nostro programma

DEONTOLOGIA E VISIONE

Valorizzazione e valutazione del ruolo e del compito deontologicamente chiamato a svolgere il giornalista e disegnare allo stesso tempo un nuovo Ordine capace di ascoltare le esigenze della categoria per porsi al suo servizio indicando prospettive e nuovi percorsi con la volontà di aprirsi all’esterno. Questi i due punti fondanti del programma frutto di un lungo confronto tra iscritti all’Ordine che hanno sentito l’urgenza di un sostanziale cambiamento di rotta. Al punto che al di là delle candidature che devono essere presentate singolarmente, si sentono, vogliono essere squadra e opereranno da squadra.

Riguardo la deontologia, al di là dei consigli di disciplina che sono più che necessari, serve un vertice che si impegni seriamente al controllo più attento e al di sopra delle parti per evitare che nei giornali, nelle tv, nelle radio e nel web il mestiere si traduca in pressapochismo, sensazionalismo, inattendibilità che ingenerano sfiducia in chi deve essere informato penalizzando l’immagine della professione. Nel convincimento che la sanzione debba essere l’approdo finale di un procedimento disciplinare, occorre aprire da subito il fronte del dialogo: debbono essere pertanto individuate modalità di raccomandazione preventiva con le quali, in maniera oggettiva e ampia, vengano rappresentati e chiariti indirizzi di comportamento anche in considerazione del quadro in cui si opera e di eventuali e specifiche esigenze editoriali.

L’Ordine, anche in relazione a ciò, deve anche essere utilmente attrezzato a valutare i mezzi di comunicazione di terza generazione, analizzarne le logiche di comunicazione e le distorsioni che possono derivare a vari livelli, intervenendo sistematicamente laddove se ne riscontri la necessità e nelle modalità che riterrà più opportune.

Allo stesso tempo si deve coerentemente adoperare per esaltare le professionalità che esistono all’interno dell’Ordine in maniera tale da individuare le buone pratiche del giornalismo e diffonderle come modelli vincenti. Ciò comporta una attenta analisi delle professionalità che vengono chiamate a realizzare i corsi, stabilendo prioritariamente quali sono gli obiettivi da raggiungere. I temi dovranno nascere dalle reali esigenze degli iscritti e non da quelle dei formatori. Ciò potrebbe anche influire positivamente nelle modalità di gestione dell’aggiornamento: su tutto, la possibilità anche di prove pratiche frontali soprattutto in riferimento, come già detto, ai nuovi media. Ciò comporterebbe l’avere referenti a vari livelli, con la conseguente opportunità di stringere accordi di collaborazione per eventuali sbocchi professionali.

Più in generale la deontologia viene intesa come confronto utile. All’interno dell’Ordine e all’esterno. In questo senso, concretamente, si vuole anche promuovere, d’intesa anche con altri soggetti istituzionali e non, un Osservatorio il cui ambito d’intervento non deve essere circoscritto alla sfera deontologia, bensì allargato a tutta la comunicazione: stampa, radiotelevisione, social, blog. Ciò in considerazione del fatto che occorre conoscere, per migliorare, l’andamento e l’evoluzione/involuzione di ogni forma di comunicazione. Si può pensare a una istituzione autonoma, nella forma di un consorzio, istituto di ricerca o altra fattispecie giuridica, della quale facciano parte l’Ordine dei giornalisti che ne sarebbe il promotore, con la partnership dell’Università di Perugia con i dipartimenti specifici di Scienza della comunicazione e Scienze politiche; il Centro Italiano di Studi Superiori per la formazione e l’aggiornamento in giornalismo radiotelevisivo di Ponte Felcino, l’Agenzia Umbria Ricerche. Da prevedere anche l’affiancamento di uno snello consiglio di amministrazione, di un comitato scientifico qualificato e da valutare la previsione di un Comitato consultivo con ASU, Federazione della stampa e altri sindacati di categoria.

In tal modo l’organismo avrebbe la funzione di monitorare costantemente ogni forma di comunicazione prodotta e diffusa nella regione con resoconti periodici trimestrali su qualità e condizionamenti che dovessero inficiare il rispetto della deontologia professionale. 

I resoconti dovrebbe diventare occasione principalmente di dibattito-formazione per giornalisti e comunicatori ma anche opportunità di dibattito della categoria con l’esterno a vari livelli. L’Osservatorio potrà anche essere interessato dall’Ordine regionale per realizzare specifiche azioni di monitoraggio continue e più approfondite su temi specifici e su eventi che possano aver influenzato la comunicazione territoriale.

Fondamentale, inoltre, calendarizzare la presenza periodica dei vertici nazionali dell’Ordine congiuntamente ai rappresentanti regionali per affrontare collegialmente e fattivamente tematiche che riguardano la professione e il suo svolgimento corretto e auspicabile.  

Ciò anche per conferire consistenza nel rappresentare la categoria, ponendosi al suo fianco anche pubblicamente, non limitandosi a manifestazioni di sterile solidarietà senza che vengano trasferiti con la opportuna eco all’esterno. Così come occorre che dimostri autorevolezza e intransigenza nel richiamare al rispetto professionale tra colleghi, fatte salve le prerogative del ruolo di ciascuno, sia fra testate che all’interno delle redazioni.

Il concetto di visione inteso come opportunità di disegnare un nuovo Ordine significa, a nostro avviso, indicare prospettive rendendosi disponibili a essere interlocutori e parte della comunità. L’obiettivo deve essere raggiunto organizzando incontri, creando contatti con le associazioni, gli enti, mettendosi a disposizione del territorio, a partire dalla scuola, fino alle realtà culturali, economiche, sportive. Per fare questo è necessario coinvolgere gli iscritti e incentivarli a farsi espressione delle competenze e peculiarità personali che hanno, invitandoli a essere loro stessi promotori di iniziative. 

Inoltre, l’Ordine deve essere dentro ai nuovi mezzi di comunicazione e parteciparli. L’Ordine ha un sito con una impostazione standardizzata, fin troppo istituzionalizzata che richiederebbe una sostanziale rivisitazione. Ci sono comunque, da subito, da attivare anche altri social su cui inserirsi, da Instagram e Facebook. Da qui il coinvolgimento dei colleghi più giovani è duttili nell’utilizzo delle tecnologie.  Il tutto consentirà l’apertura di una rete di contatti in modo da ottenere aggiornamenti anche sulle opportunità di lavoro che si possono offrire agli iscritti, a partire ad esempio dal selezionare e individuare finalità e scopi di bandi europei che possano intendersi utili in tal senso. Potrebbe essere utile valutare l’opportunità di chiedere spazi alle emittenti televisive, a partire da quella pubblica, per dibattere problematiche che meritino di essere affrontate come Ordine.

Donatella Binaglia
Noemi Campanella
Marta Cicci
Stefano Cinaglia
Stefano Cocchieri
Massimo Duranti
Stefano Giommini
Antonello Lamanna
Marcello Migliosi
Luana Pioppi
Riccardo Regi
Fabrizio Ricci
Gianfranco Ricci
Anna Lia Sabelli Fioretti